Chi è l’autore di reato sessuale?

La letteratura e l’esperienza clinica evidenziano l’assenza di un profilo univoco di autore di reato sessuale. Ciò è valido a livello sia anagrafico sia socio-economico sia psico-criminologico.

Rispetto all’età esiste un’ampia eterogeneità tra gli autori di reato sessuale e alcune ricerche hanno evidenziato profili di rischio di recidiva minore con l’aumentare dell’età.

Anche lo status socio-economico appare una variabile trasversale e non decisiva nella commissione del reato sessuale.

Inoltre, non esiste un unico identikit psico-criminologico.

Sono, infatti, presenti differenti livelli intellettivi, stili di attaccamento disuguali, elementi di sviluppo non sempre atipico, storie personali e relazionali eterogenee, intensità differenti di fantasie sessuali devianti.

Non sempre, inoltre, chi agisce un abuso è stato a sua volta vittima di condotte sessuali devianti.

Sono ravvisabili, talvolta, nuclei psicopatologici conclamati, talvolta, invece, il soggetto non può essere nosograficamente incasellato.

Per esempio, chi commette un reato sessuale ai danni di un minore non presenta sempre le caratteristiche tipizzanti della pedofilia.

Al contrario, è possibile che una persona esaurisca gli elementi tipici della diagnosi di disturbo pedofilico, ma non passi all’atto, forte, per esempio, di remore morali.

Possono essere individuabili, tuttavia, alcuni caratteri trasversali alla popolazione degli autori di reato sessuale, che non sono da considerarsi esclusivi.

Tra essi, l’autore di reato sessuale è spesso portato ad una:

  • sessualizzazione dei conflitti
  • fatica nello strutturare relazioni davvero intime e sicure
  • manifestazione un livello più o meno elevato (e consapevole) di minimizzazione rispetto alle condotte reato

Chi è l’autore di reato sessuale?

La letteratura e l’esperienza clinica evidenziano l’assenza di un profilo univoco di autore di reato sessuale. Ciò è valido a livello sia anagrafico sia socio-economico sia psico-criminologico.

Rispetto all’età esiste un’ampia eterogeneità tra gli autori di reato sessuale e alcune ricerche hanno evidenziato profili di rischio di recidiva minore con l’aumentare dell’età.

Anche lo status socio-economico appare una variabile trasversale e non decisiva nella commissione del reato sessuale.

Inoltre, non esiste un unico identikit psico-criminologico.

Sono, infatti, presenti differenti livelli intellettivi, stili di attaccamento disuguali, elementi di sviluppo non sempre atipico, storie personali e relazionali eterogenee, intensità differenti di fantasie sessuali devianti.

Non sempre, inoltre, chi agisce un abuso è stato a sua volta vittima di condotte sessuali devianti.

Sono ravvisabili, talvolta, nuclei psicopatologici conclamati, talvolta, invece, il soggetto non può essere nosograficamente incasellato.

Per esempio, chi commette un reato sessuale ai danni di un minore non presenta sempre le caratteristiche tipizzanti della pedofilia.

Al contrario, è possibile che una persona esaurisca gli elementi tipici della diagnosi di disturbo pedofilico, ma non passi all’atto, forte, per esempio, di remore morali.

Possono essere individuabili, tuttavia, alcuni caratteri trasversali alla popolazione degli autori di reato sessuale, che non sono da considerarsi esclusivi.

Tra essi, l’autore di reato sessuale è spesso portato ad una:

  • sessualizzazione dei conflitti
  • fatica nello strutturare relazioni davvero intime e sicure
  • manifestazione un livello più o meno elevato (e consapevole) di minimizzazione rispetto alle condotte reato

La presa in carico

Stante l’ampia eterogeneità personologica e sociale dell’autore di reato sessuale, non è possibile una presa in carico univoca ed indistinta. Essa è bene tenga conto della soggettività individuale, delle esperienze vissute e del contesto.

In generale, perché il lavoro non sia ulteriormente complicato, pare bene includere in programmi di trattamento tutti coloro che presentano:

  • una sufficiente dimestichezza linguistica
  • non soffrono di una condizione di acuto disagio psichiatrico
  • non manifestano problematiche rilevanti relative alla dipendenza da sostanze
  • non presentano un polimorfismo criminale (soggetti che commettono più reati e differenti tra loro)

 

Il trattamento con chi presenta una o più di queste caratteristiche appare di difficile attuazione, pur rimanendo possibile con molte e complesse accortezze.

La presa in carico

Stante l’ampia eterogeneità personologica e sociale dell’autore di reato sessuale, non è possibile una presa in carico univoca ed indistinta. Essa è bene tenga conto della soggettività individuale, delle esperienze vissute e del contesto.

In generale, perché il lavoro non sia ulteriormente complicato, pare bene includere in programmi di trattamento tutti coloro che presentano:

  • una sufficiente dimestichezza linguistica
  • non soffrono di una condizione di acuto disagio psichiatrico
  • non manifestano problematiche rilevanti relative alla dipendenza da sostanze
  • non presentano un polimorfismo criminale (soggetti che commettono più reati e differenti tra loro)

 

Il trattamento con chi presenta una o più di queste caratteristiche appare di difficile attuazione, pur rimanendo possibile con molte e complesse accortezze.

I principi cardine su cui fondare un trattamento, è qui è forte l’eco della scuola nord-americana, possono essere:

  • il reato è un mezzo sbagliato, disfunzionale e dannoso per soddisfare bisogni normali
  • il reato è un fatto reale, grave e fortemente dannoso, che però non definisce la totale personalità di chi l’ha commesso
  • il reo è un soggetto attivo, protagonista del proprio processo di cambiamento, dotato di una responsabilità personale
  • la qualità della relazione tra operatori e soggetti del trattamento determina, come in ogni impostazione terapeutica, il senso di sicurezza e di conseguente apertura dell’utente
  • l’azione trattamentale guarda al reo affinché questi si accorga della vittima

I principi cardine su cui fondare un trattamento, è qui è forte l’eco della scuola nord-americana, possono essere:

  • il reato è un mezzo sbagliato, disfunzionale e dannoso per soddisfare bisogni normali
  • il reato è un fatto reale, grave e fortemente dannoso, che però non definisce la totale personalità di chi l’ha commesso
  • il reo è un soggetto attivo, protagonista del proprio processo di cambiamento, dotato di una responsabilità personale
  • la qualità della relazione tra operatori e soggetti del trattamento determina, come in ogni impostazione terapeutica, il senso di sicurezza e di conseguente apertura dell’utente
  • l’azione trattamentale guarda al reo affinché questi si accorga della vittima

Posti questi principi, i luoghi del trattamento possono essere interni e/o esterni al carcere, fondati su interventi multidisciplinari, che alla parola affianchino altri dispositivi (per esempio, l’arteterapia), talvolta provvisti di un consulente psichiatra, deputato anche alla eventuale somministrazione di farmaci.

In Italia sono presenti alcuni tentativi di strutturare una presa in carico dell’autore di reato sessuale.

Posti questi principi, i luoghi del trattamento possono essere interni e/o esterni al carcere, fondati su interventi multidisciplinari, che alla parola affianchino altri dispositivi (per esempio, l’arteterapia), talvolta provvisti di un consulente psichiatra, deputato anche alla eventuale somministrazione di farmaci.

In Italia sono presenti alcuni tentativi di strutturare una presa in carico dell’autore di reato sessuale.

Dove chiedere aiuto?

L’offerta promossa dal CIPM, principalmente sul territorio milanese, ma anche a livello nazionale, si articola principalmente in due contesti: carcere e territorio, i quali sono legati da un humus operativo comune, ispirato dalle prassi di Giustizia riparativa.

Dove chiedere aiuto?

L’offerta promossa dal CIPM, principalmente sul territorio milanese, ma anche a livello nazionale, si articola principalmente in due contesti: carcere e territorio, i quali sono legati da un humus operativo comune, ispirato dalle prassi di Giustizia riparativa.

Carcere

Il CIPM, in Lombardia, è presente presso la CR di Milano-Bollate con il Progetto di Trattamento Intensificato per autori di reato sessuale (UTI, ex DPR 230/2000).Tale lavoro, avviato nel 2005, ha una natura clinico-criminologica e, forte di un approccio multifattoriale, si propone:

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Territorio

Sul territorio, l’offerta del CIPM per gli autori di reato sessuale si snoda lungo due luoghi. Il primo è rappresentato dagli uffici della Cooperativa, in cui vi è una compartecipazione di attività pubblica e privata, le quali seguono la medesima impostazione.

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Carcere

In carcere, il CIPM di Milano è presente presso la CR di Milano-Bollate con il Progetto di Trattamento Intensificato per autori di reato sessuale (UTI, ex DPR 230/2000).Tale lavoro, avviato nel 2005, ha una natura clinico-criminologica e, forte di un approccio multifattoriale, si propone:

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Territorio

Sul territorio, l’offerta del CIPM per gli autori di reato sessuale si snoda lungo due luoghi. Il primo è rappresentato dagli uffici della Cooperativa, in cui vi è una compartecipazione di attività pubblica e privata, le quali seguono la medesima impostazione.

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Guarda i nostri video per approfondire

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Questo sito è stato realizzato all’interno del progetto Corpo e Mente: attività di prevenzione e di cura nelle situazioni di violenza nelle relazioni finanziato dai Fondi Otto per Mille 2019 dell’Unione Buddhista Italiana

Questo sito è stato realizzato all’interno del progetto Corpo e Mente: attività di prevenzione e di cura nelle situazioni di violenza nelle relazioni finanziato dai Fondi Otto per Mille 2019 dell’Unione Buddhista Italiana

Carcere

In carcere, il CIPM di Milano è presente presso la CR di Milano-Bollate con il Progetto di Trattamento Intensificato per autori di reato sessuale (UTI, ex DPR 230/2000).

Tale lavoro, avviato nel 2005, ha una natura clinico-criminologica e, forte di un approccio multifattoriale, si propone:

  • abbattimento della recidiva
  • tutela delle collettività ed evitamento delle vittimizzazioni secondarie
  • creazione di uno spazio mentale che non si esaurisce con la carcerazione, ma prosegue all’esterno, nelle ultime fasi della pena ed anche dopo con la partecipazione alle attività del Presidio Criminologico Territoriale del Comune di Milano

 

Il Progetto, che beneficia della sinergia con il personale educativo e di polizia del carcere, prevede:

  • la distribuzione dei detenuti (circa trenta per annualità) all’interno di un’apposita sezione nel VII Reparto della C.R. di Milano-Bollate
  • la divisione in due gruppi di trattamento, identici per tematiche, veicolo per favorire apprendimento indiretto, confronto, crescita, sostegno reciproco
  • la costituzione di un ambiente “mediamente attendibile”, che faciliti la sicurezza psichica dei detenuti e la protezione dei contenuti del lavoro

Il Progetto si rivolge a detenuti sia definitivi sia non definitivi sia in attesa di giudizio. Dall’inizio delle attività ad ora hanno beneficiato dell’Unità di Trattamento 268 persone (con 12 recidive).

La partecipazione al Progetto avviene previa selezione degli utenti detenuti, i quali possono mettersi in comunicazione con l’equipe del CIPM e con il funzionario giuridico-pedagogico referente del Progetto.

Inoltre, il CIPM di Milano è attivo presso la CC di Milano-San Vittore, la CC di Monza e la CC di Pavia con attività clinico-criminologiche volte alla costruzione della motivazione al trattamento. 

Attraverso colloqui di individuazione e successivo inserimento in gruppi di lavoro, si propone di costruire un’alleanza diagnostica, propedeutica all’invio presso l’UTI della CR di Milano-Bollate o presso i Servizi criminologici del territorio.

In particolare, i gruppi di “pre-trattamento” consentono di aprire uno spazio di riflessione circa emozioni, pensieri, relazioni anche legati al fatto reato, che è toccato con diversa intensità rispetto a quanto accade presso l’UTI.

Tali azioni trattamentali, che hanno permesso di raggiungere nel tempo circa 400 detenuti, si rivolgono a detenuti sia definitivi sia non definitivi sia in attesa di giudizio.

Accanto all’esperienza lombarda, è bene segnalare il lavoro condotto nel territorio di Piacenza e Reggio Emilia, in quello romano (con un’UTI realizzata a Rebibbia e attiva per due annualità), in quello toscano, nella zona compresa tra Firenze e Prato e in Liguria, tra Genova e Sanremo.

Territorio

Sul territorio, l’offerta del CIPM per gli autori di reato sessuale si snoda lungo due luoghi.

Il primo è rappresentato dagli uffici della Cooperativa, in cui vi è una compartecipazione di attività pubblica e privata, le quali seguono la medesima impostazione.

Essa prevede colloqui clinico-criminologici e valutazioni psico-diagnostiche, elementi propedeutici al trattamento di gruppo realizzato o presso la sede della Cooperativa (con un “gruppo giovani”) o presso il Presidio Criminologico Territoriale del Comune di Milano (o, eventualmente, alla psicoterapia individuale). 

I destinatari dell’offerta privata, avviata nel 2017 e che ha raggiunto circa 70 persone, possono essere:

  • accessi spontanei di soggetti che si avvertono a rischio di commettere condotte lesive circa la sfera dell’aggressione sessuale
  • accessi di soggetti entrati nel sistema penale, che si rivolgono spontaneamente alla Cooperativa o con la mediazione dell’avvocato di fiducia

L’offerta pubblicata, finanziata con appositi progetti o con convezioni mirate, come quella con i Consultori Familiari Integrati (CFI) afferenti all’ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano, prevede invii da pare dei Servizi Territoriali convenzionati.

Il secondo luogo è costituito dal Presidio Criminologico Territoriale del Comune di Milano (via Tarvisio, 13 – Milano).

Creato nel 2009 e afferente all’Assessorato alla Sicurezza Urbana, è gestito su bando dal CIPM, che ne ha promosso e valorizzato la creazione, dopo aver precedentemente stimolato la costruzione del Servizio per la Mediazione civile e penale (1999) e il Servizio per la vittimologia da reato (2004).

Il Presidio si propone di essere:

  • luogo di controllo benevolo
  • promotore di sicurezza individuale e sociale e freno alla vittimizzazione secondaria
  • strumento di promozione individuale

Esso si avvale di un’attività clinico-criminologica integrata, che si compone di colloqui individuali, attività psicodiagnostica e trattamento di gruppo.

Ad ora, sono attivi tre gruppi per autori di reato sessuale aventi come oggetto la prevenzione della recidiva.

I destinatari dell’offerta del Presidio, che soltanto dal 2018 ha accolto 297 soggetti (non tutti aggressori sessuali) possono essere:

  • persone che accedono spontaneamente, perché avvertono il rischio di “passaggio all’atto
  • o, molto più frequentemente, soggetti entrati all’interno del circuito penale e, talvolta, penitenziario

Le fonti di invio più usuali sono rappresentate da:

  • Avvocato di fiducia
  • Ufficio di esecuzione penale esterna (UEPE)
  • Magistratura di Sorveglianza e Magistrato per le Misure di Prevenzione
  • Servizi territoriali (per esempio, Consultori)

 

L’accesso al Servizio è libero e gratuito.

Dal 2018 il CIPM ha promosso la costruzione di un Presidio Criminologico Territoriale pavese, con l’intento di replicare l’esperienza milanese, dopo che nel 2017 aveva costituito l’omologo romano.