Chi è la vittima di reato sessuale?

La letteratura e l’esperienza clinica mettono in luce l’impossibilità di individuare un profilo univoco della vittima di violenza sessuale.

Una vittima di violenza sessuale è qualunque adulto o minore esposto ad un atto sessuale contro la propria volontà o qualsiasi minore raggirato da un adulto (o da un altro minore) che lo induce a subire un atto sessuale.

La variabilità della vittima è tale sia a livello psichico sia socio-economico sia, di conseguenza, circa la vulnerabilità emotiva che può derivare dal subire una violenza.

Quest’ultima, infatti, pare originare da un intreccio di elementi disposizionali, situazionali, ambientali, individuali e relazionali.

Una condotta deviante simile può generare esiti psichici diversi in chi la subisce.

La violenza sessuale può essere sofferta all’interno di una relazione di fiducia o agita da una persona sconosciuta.

Le prime forme, quelle che avvengono all’interno delle relazioni di fiducia, sono molto più frequenti delle seconde, come suggerisce la letteratura.

Le relazioni di fiducia sono relazioni strette con una persona significativa o comunque nota (un congiunto, un amico, nel caso di minori: un adulto di riferimento o un altro minore), la quale, a partire da tale conoscenza, truffa la vittima, talvolta costringendola in una relazione laida e distruttiva.

Le conseguenze che ne derivano, che in parte prescindono dall’eventuale conoscenza tra autore e vittima, possono avere carattere traumatico e bloccare emotivamente la vittima.

Chi è la vittima di reato sessuale?

La letteratura e l’esperienza clinica mettono in luce l’impossibilità di individuare un profilo univoco della vittima di violenza sessuale.

Una vittima di violenza sessuale è qualunque adulto o minore esposto ad un atto sessuale contro la propria volontà o qualsiasi minore raggirato da un adulto (o da un altro minore) che lo induce a subire un atto sessuale.

La variabilità della vittima è tale sia a livello psichico sia socio-economico sia, di conseguenza, circa la vulnerabilità emotiva che può derivare dal subire una violenza.

Quest’ultima, infatti, pare originare da un intreccio di elementi disposizionali, situazionali, ambientali, individuali e relazionali.

Una condotta deviante simile può generare esiti psichici diversi in chi la subisce.

La violenza sessuale può essere sofferta all’interno di una relazione di fiducia o agita da una persona sconosciuta.

Le prime forme, quelle che avvengono all’interno delle relazioni di fiducia, sono molto più frequenti delle seconde, come suggerisce la letteratura.

Le relazioni di fiducia sono relazioni strette con una persona significativa o comunque nota (un congiunto, un amico, nel caso di minori: un adulto di riferimento o un altro minore), la quale, a partire da tale conoscenza, truffa la vittima, talvolta costringendola in una relazione laida e distruttiva.

Le conseguenze che ne derivano, che in parte prescindono dall’eventuale conoscenza tra autore e vittima, possono avere carattere traumatico e bloccare emotivamente la vittima.

La presa in carico

Pur considerata la variabilità delle conseguenze emotive derivanti da un abuso sessuale subito, una vittima di tale condotta è bene possa ricevere un supporto tale da aiutarla ad elaborare ed integrare quanto subito.

I tempi della richiesta di aiuto sono soggettivi e vanno
attesi, rispettati e favoriti.

È possibile che una vittima di violenza sessuale sia attraversata da vissuti di impotenza, vergogna, rabbia, tristezza ed una presa in carico deve aiutare a tollerarli e trasformali.

I mezzi che favoriscono queste trasformazioni possono essere differenti e, talvolta, integrabili tra loro ed è bene si fondino su una profonda conoscenza dello psichismo della persona che ha subito tali condotte.

La presa in carico

Pur considerata la variabilità delle conseguenze emotive derivanti da un abuso sessuale subito, una vittima di tale condotta è bene possa ricevere un supporto tale da aiutarla ad elaborare ed integrare quanto subito.

I tempi della richiesta di aiuto sono soggettivi e vanno
attesi, rispettati e favoriti.

È possibile che una vittima di violenza sessuale sia attraversata da vissuti di impotenza, vergogna, rabbia, tristezza ed una presa in carico deve aiutare a tollerarli e trasformali.

I mezzi che favoriscono queste trasformazioni possono essere differenti e, talvolta, integrabili tra loro ed è bene si fondino su una profonda conoscenza dello psichismo della persona che ha subito tali condotte.

I clinici (psicoterapeuti, psichiatri, psicologi) che lavorano con chi subisce una violenza sessuale cercano di favorire un cambiamento attraverso diverse tecniche, che possono essere combinate tra loro, a patto di partire da un ascolto attento, partecipato, rispettoso ed empatico della vittima. A titolo esemplificativo e non esaustivo, è possibile che chi subisce una condotta sessualmente abusante possa essere aiutato con dispositivi differenti, talvolta non unicamente clinici, quali: – una psicoterapia, cioè un dispositivo di cura (individuale o di gruppo), fondato sulla parola, che permette di meglio conoscersi e riappropriarsi di sé – EMDR, un metodo psicoterapico strutturato, spesso impiegato nel trattamento del trauma – attività di yoga e meditazione, che favoriscono una regolazione emotiva Tali dispositivi, eventualmente integrabili tra loro, possono anche cedere il passo, in alcuni momenti della cura, ad un supporto farmacologico.
I clinici (psicoterapeuti, psichiatri, psicologi) che lavorano con chi subisce una violenza sessuale cercano di favorire un cambiamento attraverso diverse tecniche, che possono essere combinate tra loro, a patto di partire da un ascolto attento, partecipato, rispettoso ed empatico della vittima. A titolo esemplificativo e non esaustivo, è possibile che chi subisce una condotta sessualmente abusante possa essere aiutato con dispositivi differenti, talvolta non unicamente clinici, quali: – una psicoterapia, cioè un dispositivo di cura (individuale o di gruppo), fondato sulla parola, che permette di meglio conoscersi e riappropriarsi di sé – EMDR, un metodo psicoterapico strutturato, spesso impiegato nel trattamento del trauma – attività di yoga e meditazione, che favoriscono una regolazione emotiva Tali dispositivi, eventualmente integrabili tra loro, possono anche cedere il passo, in alcuni momenti della cura, ad un supporto farmacologico.

È inoltre bene notare che quando un abuso sessuale viene denunciato, anche coloro che accolgono la denuncia (forze dell’ordine, magistrati), oltre ai sanitari che talvolta sono chiamati ad intervenire (per esempio, medici di pronto soccorsi, ginecologi, infermieri e reti sociali poi eventualmente attivate) e i Servizi sociali possono assumere una funzione non secondaria nel favorire un minore sconquasso psichico.

È inoltre bene notare che quando un abuso sessuale viene denunciato, anche coloro che accolgono la denuncia (forze dell’ordine, magistrati), oltre ai sanitari che talvolta sono chiamati ad intervenire (per esempio, medici di pronto soccorsi, ginecologi, infermieri e reti sociali poi eventualmente attivate) e i Servizi sociali possono assumere una funzione non secondaria nel favorire un minore sconquasso psichico.

Dove chiedere aiuto?

La delicatezza del primo contatto con la vittima di reato e la sua successiva presa in carico richiedono un modello di assistenza e cura integrato, spesso aperto anche a figure non cliniche quali, per esempio, l’avvocato e l’assistente sociale, come previsto nel modello di intervento attivato dall’Associazione SVS Donna aiuta Donna Onlus e il Soccorso Violenza Sessuale e Domestica – SVSeD, che rappresentano un esempio virtuoso di assistenza e cura integrata.

Esse, infatti, sin dal 1996, combinano diversi saperi e offrono un supporto in grado di rispondere ai bisogni che emergono dopo aver subito un abuso sessuale.

Anche l’impostazione clinico-criminologica del CIPM (Centro Italiano per la Promozione della Mediazione) ha favorito lo sviluppo di un’ampia sensibilità dedicata alle vittime dirette ed indirette. In particolare il CIPM offre possibilità di ascolto, aiuto e presa in carico anche per le vittime indirette, cioè i parenti sia della vittima che dell’autore.

Dove chiedere aiuto?

Circa la delicatezza del primo contatto con la vittima di reato e la sua successiva presa in carico, spesso integrata ed aperta anche a figure non cliniche quali, per esempio, l’avvocato e l’assistente sociale, l’Associazione SVS Donna aiuta Donna Onlus e il Soccorso Violenza Sessuale e Domestica – SVSeD rappresentano un esempio virtuoso di assistenza e cura integrata.

Esse, infatti, sin dal 1996, combinano diversi saperi e offrono un supporto in grado di rispondere ai bisogni che emergono dopo aver subito un abuso sessuale.

Anche l’impostazione clinico-criminologica del CIPM (Centro Italiano per la Promozione della Mediazione) ha favorito lo sviluppo di un’ampia sensibilità dedicata alle vittime dirette ed indirette. In particolare il CIPM offre possibilità di ascolto, aiuto e presa in carico anche per le vittime indirette, cioè i parenti sia della vittima che dell’autore.

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Questo sito è stato realizzato all’interno del progetto Corpo e Mente: attività di prevenzione e di cura nelle situazioni di violenza nelle relazioni finanziato dai Fondi Otto per Mille 2019 dell’Unione Buddhista Italiana

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